mercoledì, 07 settembre 2005

dei matmos

Ho raccolto l'invito - chiamamolo così che il termine esatto sarebbe "ordine", in sostanza - sotto forma di supplica, di mia figlia di scrivere sui Mattmoss. Lo devi fare, mamma. Così come mi aveva detto devi andare, mamma, perchè io non posso. Una volta le brave madri cucinavano pasta al forno, stiravano inappuntabili grembiulini bianchi, blu e neri, o persino rosa e celesti. Negli anni ‘50 s'ingegnavano a fare incredibili fiocchi annodati nei capelli. I fiocchi gareggiavano con le ali degli arcangeli e con quelle dei cappelli delle Vincenziane e, naturalmente con quelle degli altri bambini. Vi era un’occulta gara a chi vinceva la naturale tendenza frivola del taffetas ad ammosciarsi e, ad un altro livello, a chi impegnava più tempo femminile a fare cose inutili, precise ed effimere. L'Arte era vietata alle femmine, se non nell'effimero: senza traccia dello loro intelligenza. Energia, metodo e passione erano applicati nei salmì o nella coagulazione, al punto del desiderio, dell'uovo alla coque. O nei fiocchi di taffetas, appunto. Un delitto perfetto dell'identità della foemina sapiens sapiens consumato in saecula saeculorum.

La sera del concerto, dopo aver oltrepassato decine e decine di panchine, luoghi di notturni picnic alla barese, in riva al mare, dopo dubbi ed esitazioni, per l'assenza degli ordinari segni di Musica, siam giunte al luogo. Ci siamo sedute, io e l'altra anziana avventuriera trovata, in fondo in fondo (le ultime), su un improvvisato sedile di pietra, difeso da transenne bianco-rosse, da me aperte e poi richiuse. Segnalate alla pubblica meraviglia, due mamme, l’altra già nonna, hanno assistito, fino all'orario concesso ad una Musica Buona, sorprendendosi delle mutazioni avvenute in sordina, per il rito accettato dai presenti, dell'infilaggio di bottigliette nel centro forato del contenitore di rifiuti, per il silenzio, per la gentilezza di non occupare, loro tutti in piedi, lo spazio alle due uniche sedute. Nessuno dei Nostri Coetanei a vista... Solo, noi due, pericolose oppure in pericolo?

Sto ondeggiando sui fili logici per arrivare ai Mattmoss: ho parlato di fiocchi perchè anche loro due sono annodatori di taffetas, dei perfetti tessitori dell'effimero, anzi dei valorizzatori del minuscolo, della flittena piccola creatura della scollatura epidermica (la nascita della flittena, dopo apposita bruciatura per sigaretta il primo "pezzo"). Il loro primo video sonoro sarebbe molto piaciuto a Francesca Woodman, infelicissima donna-bambina alla ricerca dell'identità e del suo corpo. Certo l'idea del suono delle mollette da bucato sulla sua pelle avrebbe aggiunto un tassello alla sua ricerca. Mollette prive del bucato, mani femminili prive del loro compito di purificazione dello sporco.
Come mi dispiace non aver potuto curare ovvero prendermi cura con il suono delle parole del cuore di "uomo-di-legno" della Woodman. Ed è stato proprio ondeggiando sui Mattmoss che ho scoperto che lavoro come una donna tradizionale, sull'effimero delle parole della psico-terapia, che non può essere riprodotta nè sui libri nè con la videoregistrazione. Esattamente come le le ineffabili pizze di ricotta di mia madre e di mia nonna Stella anche i miei capolavori sono effimeri e mangiati dai miei pazienti. Quindi cresta bassa, per favore, come dice mia figlia.

E' vero, ai miei tempi, noi, eccessivi!, abbiamo dato musica al sound of silence, ma i Matmos offrono una sbirciatina ad un'altra realtà, celata sotto gli occhi. Scusate se è poco. E' la prova del fatto che continuano, i ragazzi, ad esplorare il mondo come esplorava ai miei tempi la beat-generation, a cui mia figlia mi accusa di esser stata estranea. L'orgia di suoni provoca una mutazione anche nella città dei bari: non moltissimi, ma in punta di piedi, zitti zittti, guardavano-sentivano lungo più piani, sul video, con gli occhi e con le orecchie, in sincronìa, sullo stage, seguendo la frenesìa degli stessi martelletti, riconosciuti solo perchè così grandi negli schermi, e giocattoli di ogni sorta. La Musica della musica (il suono generato dal martelletto stesso che diventa musica) mentre trionfa il riconoscimento dellla natura paradossale. Di più: il paradosso viene costruito, non solo riconosciuto o svelato....

E così una vecchia psichiatra è stata condotta per mano a ri-conoscere il Mondo da sua figlia. E dalla sua amica Caterina – lei mi ha parlato della Woodman - e dalla loro coetanea Betabea, che mi ha prestato il libro…. Invece le mie compagne-di-fiocco Marina sr. e Patrizia pur pregate di accompagnarmi, hanno tradito me e i Mattmoss con una pizza (chissà il suono appicciccato della mozzarelle....sto mattmosseggiando).

Così, sono andata al posto di mia figlia, ed ora, con obbedienza, scrivo per lei. Ecco Marina, tieni questo al posto dei soufflees che non hai -mai- avuto, dei vestiti che non ho stirato....

postato da: MBuonsante alle ore 15:12 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    08 Settembre 2005 - 08:14
 
massimo rispetto, un blog scritto in italiano perfetto.
da "quasi vecchia" mi permetto questo ardire. chè altrimenti non lo farei
utente anonimo

#2    08 Settembre 2005 - 16:14
 
uhm...
certo che del concerto è rimasto ben poco
è stato davvero così effimeroimpalpabile?
o è musica che da adito a reminescenze e introspezioni a scatola cinese?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente LucaConfusione

#3    19 Marzo 2009 - 17:07
 
non dobbiamo avere sensi di colpa verso i nostri figli
utente anonimo

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